Recuperare il calore del cuore della Terra fino a cinque o dieci chilometri di profondità? Sembra una follia, ma potrebbe essere la soluzione per sfruttare al massimo la tecnologia geotermica. E se la teoria si trasformerà efficacemente in pratica, ci toccherà ringraziare l’industria petrolifera.
L’idea è degli esperti di SINTEF, University of Bergen, Norwegian University of Science and Tecnology e NGU: l’energia geotermica, se estratta molto vicino al mantello terrestre, potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di tutto il mondo; una rivoluzione, se confrontata al solo 1% attuale.
Ma come si può arrivare a diecimila metri sotto la crosta terrestre? Tanti infatti ne servono per arrivare a temperature intorno ai 370 gradi, che sarebbero in grado di fornire energia elettrica a metropoli intere. Servono tecnologie di perforazione imponenti, che superino la barriera dell’altissima temperatura.
Secondo il signor Odd-Geir Lademo di SINTEF queste tecnologie si stanno evolvendo a gran velocità, tanto che non è impensabile raggiungere distanze tali nel giro di qualche anno: in Norvegia, la compagnia Rock Energy sta per sperimentare un sistema particolare, chiamato EGS (Enhanced Geothermal System), che le permetterà di raggiungere il calore a cinque chilometri di profondità.
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