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Geotermia: bisogna andare più in profondità

Scritto il ottobre 13th, 2010 da admin

Recuperare il calore del cuore della Terra fino a cinque o dieci chilometri di profondità? Sembra una follia, ma potrebbe essere la soluzione per sfruttare al massimo la tecnologia geotermica. E se la teoria si trasformerà efficacemente in pratica, ci toccherà ringraziare l’industria petrolifera.

L’idea è degli esperti di SINTEF, University of Bergen, Norwegian University of Science and Tecnology e NGU: l’energia geotermica, se estratta molto vicino al mantello terrestre, potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di tutto il mondo; una rivoluzione, se confrontata al solo 1% attuale.

Ma come si può arrivare a diecimila metri sotto la crosta terrestre? Tanti infatti ne servono per arrivare a temperature intorno ai 370 gradi, che sarebbero in grado di fornire energia elettrica a metropoli intere. Servono tecnologie di perforazione imponenti, che superino la barriera dell’altissima temperatura.

Secondo il signor Odd-Geir Lademo di SINTEF queste tecnologie si stanno evolvendo a gran velocità, tanto che non è impensabile raggiungere distanze tali nel giro di qualche anno: in Norvegia, la compagnia Rock Energy sta per sperimentare un sistema particolare, chiamato EGS (Enhanced Geothermal System), che le permetterà di raggiungere il calore a cinque chilometri di profondità.

Le prospettive del mercato geotermico europeo

Scritto il novembre 11th, 2009 da admin

geothermal

A Monaco di Baviera dal 2 al 4 dicembre si terrà GeoPower Europe 2009, evento che si propone come momento di discussione sulle normative e le possibilità economiche del geotermico in Europa.

Organizzato in collaborazione con EGEC (European Geothermal Energy Council), l’evento è l’ultimo di una serie di convegni organizzati dal gruppo inglese Green Power Conference. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere in pratica un confronto tra governi, investitori, sviluppatori e fornitori di tecnologie, nell’ordine di trovare nuove strade per esprimere il potenziale delle risorse geotermiche in Europa.

Di seguito i temi principali che verranno discussi nei tre giorni di conferenze, con un focus particolare su Europa centrale, meridionale e orientale:

- Le attuali barriere allo sviluppo su larga scala del geotermico in Europa
- I regimi esistenti e le migliori opportunità nei mercati emergenti
- La raccolta di capitali attraverso la Banca Mondiale, Unione europea e il finanziamento da parte di privati
- La creazione di progetti economicamente sostenibili e le tecnologie di conversione di temperatura
- I sistemi geotermici migliorati (EGS – Enhanced Geothermal Systems)

Una sintesi del programma, comprensiva di aziende partecipanti, relatori e possibilità di sponsorship, è già disponibile sulla pagina web dell’evento, mentre è necessario registrarsi con i propri dati per avere l’agenda completa di tutte le informazioni.

via | greenpowerconferences.com

La ricerca sui fluidi bifasici nella geotermia

Scritto il settembre 1st, 2009 da admin

steamystuff

Negli Stati Uniti si studiano le potenzialità dei fluidi bifasici per estrarre quantità maggiori di calore dalle risorse geotermiche a bassa entalpia.

Già nel 2007 il MIT, forse la più prestigiosa università scientifica americana, aveva dimostrato l’enorme potenziale del Paese nell’ambito del geotermico di terza generazione (letteralmente “sistemi geotermici migliorati”, dall’inglese Enhanced Geothermal Systems). I sistemi EGS, infatti, aumentano il rendimento delle centrali geotermiche con la produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento del vapore naturale. L’analisi economica effettuata dallo studio però non era particolarmente confortante e, anzi, scoraggiava i necessari investimenti iniziali.

Una ricerca del Dipartimento di Energia del Pacific Northwest National Laboratory condurrebbe ad una prospettiva più ottimistica: un gruppo di scienziati ha studiato un fluido metallo-organico nanostrutturato, chiamato MOHC, che grazie alle sue caratteristiche bifasiche (liquido-vapore) riuscirebbe a estrarre molto più calore dal fluido geotermico, incrementando in tal modo il rendimento del sistema.

Come spesso accade nella ricerca scientifica, la scoperta è avvenuta mentre gli stusiosi stavano indagando altro: in particolare il team stava sperimentando materiali in grado di catturare l’anidride carbonica rilasciata a seguito di combustione.

via | rinnovabili.it

immagine | inhabitat.com