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Geotermia marina: il caso Marsili

Scritto il maggio 19th, 2010 da admin

Il Marsili è un vulcano sottomarino situato nel Tirreno meridionale, che ha fatto parlare di sé anche recentemente per la sua continua (anche se finora non preoccupante) attività. E se fosse possibile sfruttare in modo positivo la sua energia? Ѐ quello che ha pensato la società italiana Eurobuilding.

Il primo progetto di valorizzazione di energia geotermica marina del mondo, chiamato proprio “Marsili”, è stato presentato pochi giorni fa al Congresso Mondiale di Geotermia di Bali: autore del progetto il team messo in piedi da Eurobuilding con ricercatori da l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’Istituto per la Geologia Marina del CNR, l’Università di Chieti e il Politecnico di Bari.

La sfida è iniziata cinque anni fa, quando la società ha visto nel Marsili, il più grande vulcano d’Europa, la più importante fonte di approvvigionamento di energia geotermica offshore della storia, ma solo a fine 2009 Il Ministero dello Sviluppo Economico ha conferito al gruppo un permesso di ricerca per fluidi geotermici a mare sull’area interessata.

Il programma prevede innanzitutto un monitoraggio completo della zona tramite tecnologie innovative: per questa fase Eurobuilding ha ottenuto una Valutazione di Impatto Ambientale positiva da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

via | ansa.it

Energia eolica dal tetto di casa

Scritto il novembre 17th, 2009 da admin

ridgeblade

Pare proprio che l’energia eolica sarà una delle risorse con maggiore impulso nei prossimi anni: la Commissione Europea ha deciso di stanziare nuovi ingenti fondi in questo settore di ricerca e sempre più spesso si legge di progetti innovativi, di piccoli e grandi studi, volti alla promozione dell’energia eolica.

Se fino a qualche tempo fa gli ambientalisti più convinti temevano certi panorami da film, con altissimi aerogeneratori a fare da intrusi (anche se con scopi “buoni”) nel paesaggio naturale, ora la tendenza sembra differente. E duplice.

Da una parte, certamente, si moltiplicano meccanismi di dimensioni considerevoli, da sfruttare però in mare aperto, come Hywind; dall’altra si propongono piccole opere da utilizzare in contesti più visibili, magari con minore resa ma anche con minore impatto estetico, come Tornado Like.

Sul filone di queste ultime sembra essere anche l’interessante RidgeBlade: un sistema di turbine da posizionare sul tetto delle case, progettato dallo studio inglese The Power Collective, che risolverebbe sia la questione del fabbisogno domestico di energia elettrica che quello dell’impatto visivo.

Per ora RidgeBlade ha vinto la Postcode Lottery Green Challege, un concorso organizzato per promuovere progetti green: i membri di The Power Collective utilizzeranno i 500 mila euro vinti per realizzare i primi prototipi e noi speriamo che questo nuovo progetto possa concretamente funzionare, anche da un punto di vista economico.

via | greenme.it
immagine | thepowercollective.com

Geotermia alla tedesca

Scritto il ottobre 15th, 2009 da admin

genesys_project_germany

GeneSys è il nome di una nuova tecnologia, in via di sviluppo in Germania, che permetterebbe di risparmiare notevolmente sulla realizzazione degli impianti geotermici.

Le centrali geotermiche , come abbiamo già avuto modo di descrivere, sfruttano il calore interno della Terra per estrarre energia “pulita”. L’estrazione non è cosa semplice: i giacimenti di calore si trovano in profondità e non hanno una localizzazione costante. Va aggiunto che il normale sistema di approvvigionamento di calore prevede l’utilizzo di due pozzi: uno per il pompaggio dell’acqua e uno per la risalita del vapore, ovvero la fonte di energia che mette in moto le turbine.

Per questi motivi l’energia geotermica è “costosa” e ancora poco sfruttata: i possibili investitori sono spesso cauti nell’approccio con questo sistema energetico, anche se consapevoli della sua potenzialità. Un team di ricercatori del Governo tedesco stanno però tentando di dare nuove risposte a questo genere di dubbi: la tecnologia GeneSys permetterebbe di scavare un solo pozzo e l’installazione di una sola pompa per ciascun sito, con una netta diminuzione dei costi.

La sede selezionata dal gruppo di studio per la sperimentazione di GeneSys si trova in Bassa Sassonia, nella zona di Hannover: qui verrà costruito un impianto da 2 MW, con un pozzo profondo 2,5 miglia e al costo di 13 milioni di dollari. In 25 anni di vita, l’impianto dovrebbe garantire un risparmio sul riscaldamento pari a circa 21 milioni di dollari.

La Germania al momento ha tre centrali geotermiche funzionanti e quella di Hannover potrebbe non essere l’ultima: anzi, GeneSys potrebbe essere replicato positivamente in molte aree europee. Infatti, secondo le confortanti parole di Michael Kosinowski, il geologo responsabile del progetto, “Una struttura geologica come quella di Hannover si può trovare in una vasta area che si estende da est a ovest, dalla Polonia alla Gran Bretagna e da nord a sud, dalla Danimarca fino alla parte settentrionale del monte Harz”.

via | geologi.info
immagine | thinkgeoenergy.com

Grande interesse per il risparmio energetico online

Scritto il agosto 25th, 2009 da admin

tastiera

Un’indagine svolta da Nielsen Online e CommStrategy conferma l’attenzione degli utenti internet in merito al risparmio energetico: nei primi sei mesi del 2009, un navigatore su dieci ha frequentato i siti dei principali fornitori di energia elettrica e gas, con oltre 5.000 messaggi tra richieste di informazioni e discussioni.

Da una parte la crisi economica spinge, finalmente, a cambiare abitudini, con un uso più consapevole dell’energia e un’attenzione anche al possibile risparmio; dall’altra l’apertura del mercato energetico e la facilità di reperimento delle informazioni in rete facilitano l’aggiornamento sulle ultime novità: ecco i motivi del crescente interesse per l’argomento risparmio energetico.

L’Autority dell’Energia ha reso disponibile sul proprio sito lo strumento “Trova offerte” per dar modo ai cittadini di confrontare i prezzi dei vari gestori; questi ultimi, dal canto loro, cercano di proporsi sempre più attraverso i propri siti, offrendo aree dedicate alla gestione del contratto, al monitoraggio dei consumi per i clienti registrati e agli accorgimenti che consentono di ottimizzare i consumi quotidiani. Alcuni gestori, in particolare, hanno anche lanciato la bolletta online, con evidenti vantaggi dovuti al passaggio dal cartaceo al digitale per la gestione delle utenze.

Nella ricerca, il picco delle comunicazioni è segnalata nel periodo tra marzo e aprile, in corrispondenza del calo delle tariffe dovuto alla riduzione del prezzo del petrolio. Importanti infine l’incidenza sui social network, in particolare Facebook, oltre che la presenza di discussioni su forum e blog dedicati.

via | i-dome.com

immagine | melamorsicata.it

Tornado Like, l’alternativa estetica alle pale eoliche

Scritto il luglio 29th, 2009 da admin

tornado-like

Presentato al summit fiorentino “Lavori Verdi: confronto internazionale sull’economia delle rinnovabili”, Tornado Like è un prototipo di struttura eolica senza pale, che si propone come alternativa ai classici aerogeneratori, contestati spesso per la loro presenza imponente sul paesaggio naturale.

Tornado Like è un progetto realizzato da Western CO., azienda di San Benedetto del Tronto che da anni si occupa di energie sostenibili, sulla base del progetto di un team di ingegneri russi. La struttura è conica e di ridotte dimensioni (massimo tre metri di altezza, un decimo rispetto agli aerogeneratori a pale) e il suo funzionamento è basato su un semplice concetto: l’aria penetra dalla base e viene poi trasformata in un vortice fino a raggiungere la sommità del dispositivo, dove viene trasformata in energia elettrica per mezzo di alcune turbine.

Quali sono i vantaggi del Tornado Like? Oltre al già descritto minimo impatto sull’ambiente, questo apparecchio può sfruttare anche i venti più deboli (fino a una velocità di 2 m/s), consentendo quindi di utilizzare l’energia eolica anche in zone non caratterizzate da forti venti. Inoltre la resa energetica sarebbe superiore a quella di un normale aerogeneratore, con un costo inferiore del 30%.

La fase sperimentale è quasi conclusa: fra pochi mesi il prototipo verrà testato da un consorzio di aziende toscane e marchigiane, in collaborazione con l’Università delle Marche e il CNR di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini, a conferma del minimo impatto estetico dei Tornado Like. Secondo Giovanni Cimini, presidente della Western CO., le prime macchine inizieranno ad essere prodotte già dal secondo semestre del 2010.

via | corriere.it

immagine | sambenedettoggi.it

Con il Kitegen-stem nasce l’eolico d’alta quota

Scritto il luglio 17th, 2009 da admin

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È il primo prototipo al mondo di centrale eolica d’alta quota, oggi in fase di produzione, ma già da questo autunno operativo in provincia di Asti: il Kitegen-stem, realizzato dalla società torinese Kite Gen Research, diventerà un centro di ricerca e formazione sul vento d’alta quota, incredibile risorsa di energia eolica.

Uno stelo alto 25 metri si alza da una cupola trasparente; lo stelo sostiene una specie di aquilone di alcune decine di metri quadrati, innalzato fino a 200 metri da terra da grandi ventilatori. Come spiega Massimo Ippolito, responsabile del progetto, intervistato da Il Sole 24 Ore, “ne basteranno 80 [metri, ndR] perché l’aquilone cominci a galleggiare nel vento per poi salire fino a 800 metri. E intanto lo stelo ne governerà le funi, facendogli compiere un volo calibrato. Con una portanza, in salita, che farà girare alternatori anche da tre megawatt. Poi, raggiunti gli 800 metri, basterà tirare una sola fune per mettere l’aquilone in scivolata d’ala (come se fosse una bandiera), quindi ritirare velocemente le funi quasi senza dispendio di energia, tornare a 400 metri, rimetterlo in portanza e ripetere la risalita oscillante, con connessa produzione di energia elettrica dai venti di alta quota. Il tutto per 5mila ore medie annue stimate, ben di più di una torre eolica normale”.

Oltre cinque anni di ricerche, effettuate anche con la collaborazione del Politecnico di Torino, con tanti successi e tanti errori, come avviene sempre nella sperimentazione scientifica. Anche perché il vento d’alta quota è sì una risorsa, ma anche una fonte di problematiche, dato che in alta quota le raffiche sono fortissime e velocissime, con il rischio di rompere “l’aquilone”.

La soluzione adottata è stato appunto lo stelo flessibile, realizzato in alluminio con un interno a nido d’ape, che piegandosi garantisce il margine elastico tale da assorbire l’inizio delle raffiche: a questo punto i computer che governano il sistema riescono a reagire e spostare il kite, ricalcolandone la posizione.

Secondo Ippolito il Kitegen-stem, con 5mila ore di volo annue per 20 anni, potrà ripagare 70 volte il suo costo in termini di energia e lavoro necessario a produrlo.

via | ilsole24ore.com

immagine | kitegen.com