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Geotermia alla tedesca

Scritto il ottobre 15th, 2009 da admin

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GeneSys è il nome di una nuova tecnologia, in via di sviluppo in Germania, che permetterebbe di risparmiare notevolmente sulla realizzazione degli impianti geotermici.

Le centrali geotermiche , come abbiamo già avuto modo di descrivere, sfruttano il calore interno della Terra per estrarre energia “pulita”. L’estrazione non è cosa semplice: i giacimenti di calore si trovano in profondità e non hanno una localizzazione costante. Va aggiunto che il normale sistema di approvvigionamento di calore prevede l’utilizzo di due pozzi: uno per il pompaggio dell’acqua e uno per la risalita del vapore, ovvero la fonte di energia che mette in moto le turbine.

Per questi motivi l’energia geotermica è “costosa” e ancora poco sfruttata: i possibili investitori sono spesso cauti nell’approccio con questo sistema energetico, anche se consapevoli della sua potenzialità. Un team di ricercatori del Governo tedesco stanno però tentando di dare nuove risposte a questo genere di dubbi: la tecnologia GeneSys permetterebbe di scavare un solo pozzo e l’installazione di una sola pompa per ciascun sito, con una netta diminuzione dei costi.

La sede selezionata dal gruppo di studio per la sperimentazione di GeneSys si trova in Bassa Sassonia, nella zona di Hannover: qui verrà costruito un impianto da 2 MW, con un pozzo profondo 2,5 miglia e al costo di 13 milioni di dollari. In 25 anni di vita, l’impianto dovrebbe garantire un risparmio sul riscaldamento pari a circa 21 milioni di dollari.

La Germania al momento ha tre centrali geotermiche funzionanti e quella di Hannover potrebbe non essere l’ultima: anzi, GeneSys potrebbe essere replicato positivamente in molte aree europee. Infatti, secondo le confortanti parole di Michael Kosinowski, il geologo responsabile del progetto, “Una struttura geologica come quella di Hannover si può trovare in una vasta area che si estende da est a ovest, dalla Polonia alla Gran Bretagna e da nord a sud, dalla Danimarca fino alla parte settentrionale del monte Harz”.

via | geologi.info
immagine | thinkgeoenergy.com

Il blower door test per case più efficienti

Scritto il settembre 10th, 2009 da admin

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La prima regola del risparmio energetico è senza dubbio usare al meglio le risorse energetiche disponibili, evitando al massimo gli sprechi: per questo motivo d’estate se accendiamo il condizionatore chiudiamo le finestre, così come le teniamo chiuse d’inverno con il riscaldamento acceso.

Purtroppo le dispersioni avvengono anche in maniera più subdola e difficile da riconoscere: spesso negli edifici che hanno diversi decenni di vita (ma anche in altri più recenti e semplicemente mal costruiti) l’aria fredda proveniente dall’esterno entra dalle fessure, così come l’aria calda interna fugge verso l’esterno. Le conseguenze sono presto dette: l’aria fredda raffredda le superfici (e gli esseri umani!) all’interno dell’edificio, mentre quella umida condensa a contatto con le superfici,dando luogo alla formazione di muffe.

Per riconoscere i punti deboli di un edificio un’efficace soluzione è il Minneapolis Blower Door, o più semplicemente blower door test: questo sistema valuta l’ermeticità dell’edificio generando una differenza di pressione e misurando le eventuali infiltrazioni d’aria.

Ecco come si articola il test secondo l’associazione PAEA (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente):

  1. nella prima fase viene creata e mantenuta una differenza di pressione tra l’interno e l’esterno costante di 50 Pa; durante questa fase viene ispezionata l’intera superficie dell’involucro edilizio alla ricerca dei punti non ermetici che causano le maggiori perdite di carico termico per infiltrazione;
  2. nella seconda fase viene generata una depressione decrescente, a partire da valori pari a circa 70 Pa e si prosegue a passi di 5 Pa sino a raggiungere un valore finale di 25 Pa. Per ogni step vengono registrati i volumi d’aria che si perdono attraverso i punti di permeabilità e viene calcolato l’indice di quantità d’aria penetrata in un ora (n50);
  3. nella terza fase viene creata una sovrapressione e viene ripetuta la sequenza di cui alla fase precedente. Questo per valutare anche le dispersioni dovute alle diverse guarnizioni. Il risultato finale del test rappresenta il numero di ricambi orari del volume di aria interna che si ha attraverso le fessure dell’involucro, la cui sommatoria definisce la perdita totale.

Viene infine realizzata un’immagine termografica che evidenzia le differenti temperature esistenti sulla superficie, in modo da determinare le eventuali zone da isolare.

via | paea.it
immagine | retrotec.com

La detrazione fiscale del 55% vale anche per stufe e camini

Scritto il agosto 17th, 2009 da admin

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La risoluzione n. 215/E del 12 agosto 2009 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce quali sono i sistemi di riscaldamento agevolabili con la detrazione fiscale del 55%, facendo rientrare nella categoria anche caminetti, stufe e scaldacqua.

Per ottenere la detrazione fiscale del 55% devono essere soddisfatte due condizioni fondamentali: la prima è che l’edificio deve essere ancora esistente o di nuova costruzione; la seconda è che il fabbricato deve essere dotato di impianti di riscaldamento funzionanti negli ambienti in cui si realizza l’intervento di risparmio energetico (condizione richiesta per tutte le tipologie di intervento tranne l’installazione dei pannelli solari).

Nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 215/E del 12 agosto 2009 (Interpello ai sensi dell’art. 11 della legge n. 212 del 2000 – Detrazioni per interventi di risparmio energetico. Individuazione delle caratteristiche tecniche di un impianto termico – Art. 1, commi 344, 345, 346 e 347 della legge 27 dicembre 2006, n. 296) l’interpellante chiede se può fruire della detrazione fiscale del 55% per il risparmio energetico, al fine di incentivare la riqualificazione energetica di un edificio esistente, ma inagibile da settembre 1997 (in seguito a noti eventi tellurici nella zona), e dotato di un sistema di riscaldamento costituito da tre camini ed una stufa, con potenza complessiva superiore a 15 kW.

Per quanto riguarda il primo requisito, quello dell’esistenza del fabbricato, in seguito agli eventi sismici l’immobile è classificato al catasto come unità collabente, categoria riferita ai fabbricati totalmente o parzialmente inagibili. Tale condizione però non esclude che lo stesso edificio possa essere considerato come esistente, trattandosi di un manufatto già costruito e individuato formalmente, anche se non in grado di produrre reddito.

Per quanto concerne la preesistenza nell’edifico di un impianto termico, per verificare che gli elementi indicati dal contribuente costituiscano un impianto di riscaldamento si deve far riferimento alla normativa tecnica recata dal D. Lgs. 29 dicembre 2006, n. 311 (“Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell’edilizia”). Al punto 14 dell’Allegato A si definisce “impianto termico” un “impianto tecnologico destinato alla climatizzazione estiva ed invernale degli ambienti con o senza produzione di acqua calda per gli stessi usi, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolazione e di controllo; sono compresi negli impianti termici gli impianti individuali di riscaldamento, mentre non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento localizzato ad energia radiante, scaldacqua unifamiliari; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 15 KW.

Sulla base della normativa, quindi, il sistema di riscaldamento descritto dal contribuente può assumere la qualificazione di “impianto termico” e, conseguentemente, gli interventi di miglioramento termico possono usufruire della detrazione d’imposta del 55%.

via | quotidianocasa.it

immagine | pachd.com